XXXV

La vecchiaia

Quest'estate è stata particolarmente tranquilla: la solita settimana con mio figlio ed i nipotini in barca a vela. La meta è diventata un'abitudine: Ponza e Ventotene. I bambini piccoli ed il tempo non particolarmente favorevole sconsigliavano navigazioni più avventurose, anche considerando che la barca era noleggiata per una sola settimana.

Il resto delle vacanze l'ho trascorso, come al solito in Calabria, dividendo il mio tempo tra qualche uscita con un vecchio amico, il Vaurien, qualche passeggiata con un'amica nuova, la Motoguzzi 750 acquistata da poco, e l'ozio puro, stravaccato sull'amaca in compagnia dell'amico di sempre: un libro.

Uno di questi pomeriggi d'ozio ricevetti la visita di un mio nipote (figlio di mia sorella) accompagnato da un comune amico: avevano deciso di riprovare a fare sci d'acqua. Da cinque o sei anni non lo praticavano ed erano curiosi di vedere se ci sarebbero ancora riusciti.

Il motoscafo di mio cognato, al momento in viaggio in Grecia, era a disposizione e la tentazione era forte. Avevano recuperato un vecchio paio di sci, si erano fatti prestare una corda per il traino ed erano pronti all'avventura.

Dovete sapere che questo mio nipotino (cento chili) mi vuole molto bene e che tra noi esiste un certo feeling perché, tra l'altro, ha un carattere molto simile al mio. Così, prima di avviarsi, era passato da me per un affettuoso sfottò:

- Zio, noi andiamo a sciare, vuoi venire?

- Grazie no, ho smesso trent'anni fa...

- Anche noi non sciamo da sei o sette anni... Non sappiamo se ci riusciremo ancora… Vogliamo provare.

- Effettivamente sarei curioso di vedere come tiri fuori dall'acqua i tuoi cento e passa chili.

- Allora vieni con noi...

- No grazie. Ma lo sapete che bisogna avere la patente nautica per trainare uno sciatore? Chi di voi ce l'ha?

- Io no.

- Io ce l'ho - intervenne l'amico - Ma non l'ho portata...

- Ho capito - concessi - Vengo con voi, non scierò ma vi darò una mano e porterò la patente.

Una volta al largo cominciarono i preparativi: Massimo (mio nipote) scese per primo in acqua e si mise in posizione di partenza, Ivo (l'amico) prese posto ai comandi del motoscafo ed io mi sistemai accanto a lui per sorvegliare lo sciatore.

Purtroppo Massimo, nonostante i numerosi tentativi, non riuscì a tirare su i suoi cento chili e fece ritorno a bordo stremato ed avvilito.

Ivo, dopo una prima caduta, riprese confidenza con gli sci e cominciò ad andare. I suoi movimenti erano alquanto incerti ma restò in piedi e, gradualmente, acquistò sicurezza.

Ma il motoscafo era troppo veloce per lui e fece segno di rallentare un poco. Lo dissi a Massimo e gli spiegai che non c'era bisogno di andare a tutto gas, bastava tenere il mezzo in planata.

Quando Ivo fu stanco ci fece segno di fermare e lo andammo a recuperare.

Avevamo finito: i ragazzi erano stanchi e dovevamo solo ritornare a terra.

Ma io sentivo prepotente dentro di me una voce che diceva: "Prova anche tu!". Che volete, io sono come Santa Giovanna d'Arco, quando sento le voci devo obbedire...

- Beh ragazzi, ora provo un po' io...

- Zio... Ma sei pazzo? Hai più di settant'anni e non scii da almeno trenta...

- Non ti preoccupare, faccio solo una prova...

- No zio... Non fare stupidaggini...

- Che rischio c'è? Se vedo che non ce la faccio lascio la corda e mi venite a prendere.

- Ma sei sicuro che vuoi provare?

- Certo... Che sarà mai?

- Ma sei proprio sicuro?

A questo punto buttai gli sci in acqua e mi ci tuffai dietro.

Ai ragazzi non restava altro che trainarmi...

Il primo tentativo di sollevarmi sull'acqua finì con la solita caduta. Inutile dire che dovetti usare tutta la mia autorità di vecchio zio per ottenere un secondo tentativo.

Finalmente, con la massima concentrazione, mi ritrovai a sciare e, gradualmente, presi il controllo degli sci.

Che meraviglia! Settant'anni? Ma non ne ho nemmeno venti!

Ma la mia euforia durò molto poco: Massimo era veramente preoccupato, forse pensava a quando si sarebbe dovuto presentare sulla spiaggia con il cadavere dello zio... Si ricordò che gli avevo detto che non c'era bisogno di correre e repentinamente diminuì la velocità, proprio mentre cominciavo a rilassarmi ed ero tutto appoggiato alla cima di traino.

Naturalmente l'improvviso ed inatteso rallentamento mi privò dell'appoggio e caddi all'indietro, mentre il motoscafo continuava a trascinarmi.

Immediatamente lasciai la presa ma la situazione, invece di risolversi, peggiorò: la mia posizione nell'acqua, supino, con la testa sotto e la gambe tenute su dagli sci rimasti belli dritti in superficie, fece sì che il bilancino che avevo appena lasciato si andasse ad incastrare tra le mie gambe, piegate alle ginocchia, e l'inguine.

Il motoscafo non accennava a fermarsi e, devo ammetterlo, cominciai a preoccuparmi. Mi sentivo impotente e non potevo tirare fuori la testa dall'acqua.

Con la forza della disperazione (e della mia vecchia e gloriosa schiena) riuscii a flettere il busto fino a raggiungere l'impugnatura del bilancino ed a tirarlo verso di me; poi, con un ulteriore sforzo delle mie macilente braccia, lo sollevai al disopra delle punte degli sci (che continuavano a mantenersi belle dritte e verticali davanti a me) e,finalmente, potei lasciarlo andare.

Solo a quel punto il motoscafo si fermò.

Inutile dire che, per tre giorni, continuai a sputare acqua di mare ed ebbi tutti i muscoli indolenziti potendo a malapena sollevare un bicchiere pieno a metà.

Ma, in conclusione, sono contento ed ho avuto la conferma che la vecchiaia è solo uno stato mentale...

Io sono stato fregato dallo stato mentale di mio nipote!



Grazie per aver letto fino in fondo questo mio "parto letterario".
Mi farai molto piacere se vorrai inserire qui le tue impressioni e tue critiche (anche feroci)


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