UNA VITA DA PRECARIO
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L'ho divorato! E' bellissimo! E' scritto bene e vi sono quadretti di vita napoletana ancora molto attuali.
Brunella F.



NEL complesso il libro è piacevole da leggere , salvo qualche punto un po' noioso nelle descrizioni dei viaggi in mare,
le parti migliori sono però quelle che sembrano di completa invenzione., dimostri una buona fantasia e una tecnica non disprezzabile ,,, dovresti insistere su questa formula,
augurissimi.
Antonio L.
(... )se non sei giobbe covatta o la litizzetto non venderai se ti va bene piu' di cento copie.
Sempre che il titolo sia allettante.
Se mio cognato scrive un eccelso libro e lo intitola "Dicotomie " , quello che posso consigliargli e' cambiarlo in " Come essere cornuto, scoparsene altre due e vivere felice".
Eccomunque Dicotomie non ha venduto manco una copia...
E il TUO titolo va cambiato in : "Mo' che sto per schiatta' vi racconto i cazzi miei.
Testamento di un napoletano con la pistola scarica."
La napoletanità. L'essenza di questo libro. (...)
pv
Una vita da precario è' un buon libro che si fa leggere perché leggero e perché lo stile letterario, scorrevole e gradevole del suo autore "Solitario", riesce, talvolta con sottile vena ironica, a strappare un sorriso.
Ho apprezzato, quindi, il lavoro di questo scrittore spronandolo a continuare e, quando mi ha rivelato, inopinatamente e con modestia, che le sue valutazioni di miti pretese scaturiscono dalla "misurazione della palla", gli ho risposto in modo risoluto: La tua "palla" ha un buon duepigrecoerre (area della circonferenza).  Insisti!

Vittorio Fiorenzano.



Solitario! L'ho letto tutto e mi è molto piaciuto. "Giallo senza mistero" lo ho letto anche a mio marito. Ma quello che più mi ha sedotto è "Ieri ho pescato...".  Continua...fai bene!
Aurelia F.




E' stato una piacevolissima compagnia nel mio forzato esilio da malatina...
L'ho letto in una serata, e questo è un gran pregio perché significa che scorre bene, anche se confesso di aver saltato a pie' pari tutta la parte della casa di campagna che avevo già letto con gusto sul web.
Quattro o cinque volte (numero assolutamente indicativo) sono sbottata in una risatella per certe cose, ma non ricordo quali... dovrei rileggerlo e lo farò perché io i libri li leggo sempre, come minimo, un paio di volte, non per capirci qualcosa eh? ma perché siccome leggo velocemente per la curiosità di sapere quel che c'è scritto, ho bisogno sempre di una seconda lettura per "averlo" bene, il libro.
Monica S.

Ho aperto il libro e  sfogliato qualche pagina per curiosità, ho subito capito che andava letto tutto e in poche sere, appena messo a letto – orario migliore per le letture – sono arrivato fino in fondo.

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Nella sua  VITA DA PRECARIO - direi più da irrequieto, visto che poi il da fare non gli è mai mancato – Enzo Aita  ha provato tante esperienze ed è sorprendente come ci si sia subito e interamente adeguato. La narrazione è scorrevole e lo stile è come a me piace, sobrio, essenziale con qualche infiocchettatura umoristica che non ci sta affatto male. Enzo ha il merito di non aver abbassato il capo dinnanzi all’arcigno volto dell’incognito. Lo ha affrontato e ha vinto.

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Dividerei il racconto in tre parti. La prima, che spazia nell’ambiente commerciale, incuriosisce chi ne è lontano e risulta interessante. Di totale gradimento è certamente la seconda parte, l’esperienza contadina ad Agropoli, addirittura coinvolgente; chi, infatti, non ha mai sognato UN PEZZO DI TERRA  (ci ho scritto una novella) dove sentirsi uomo libero e padrone di sé stesso? Poi ci si accorge che invece il padrone c’è, ingannevole, ed è proprio quello che più ti blandisce: la terra stessa.

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Infine la terza, forse un po’ forzata nella ricerca di argomenti, presentati con modestia, ma comunque accettabili. Dei brevi racconti su stralci di vita vissuta. E aderente alla prima massima che si consiglia a uno scrittore: “Scrivi delle cose che conosci”.

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Questo libro è Opera Prima. Potrebbe scaturirne una Seconda, a patto di trovare un argomento interessante. Per il resto c’è tutto quello che occorre per farsi leggere: prosa accattivante e senso dell’humor.

Sandro Fiorenzano

Eccomi qua, come ti avevo promesso, puntale dopo aver concluso il tuo libro con le mie riflessioni a “caldo”. Non chiedermi una recensione, non sono capace di addentrarmi nel merito di un'analisi stilistica di alcun libro, posso descriverti però le impressioni e le emozioni che mi ha procurato questa lettura.

Considero questo tuo libro una sorta di “regalo” piacevole ed inatteso. Conoscevo già, in parte, le tue doti narrative, sapevo che ti piaceva scrivere e spesso ho letto i tuoi racconti, ma avere tra le mani il tuo libro mi ha davvero emozionato. E' stato come conoscerti per la prima volta e riconoscerti nell'idea che avevo già di te, del mio caro zietto. Per nulla chiara e scontata l'idea che ho di te, mio caro Solitario. Ora più che mai!

La prima parte, quella più autobiografica, in cui descrivi la tua vita lavorativa da “precario” e non solo, direi che è la parte che forse mi ha presa di più, forse perchè per la prima volta sono riuscita un po' a metterti a fuoco.  La descrizione di una vita che assomiglia al racconto di innumerevoli esistenze che si intrecciano ma che ne segnano solo una, la tua. Ne viene fuori la descrizione e la sensazione forte di una persona fuori da ogni prevedibile schema, originale e in continuo movimento. Ogni volta, leggendo i vari paragrafi, nel momento esatto in cui prevedevo o presentivo un finale forse quasi scontato e magari banale, ecco venir fuori la tua prorompente natura e innata capacità di rimetterti continuamente in discussione, non dando mai nulla per scontato, ricominciando ogni volta da capo.

Questa per me è stata la vera sorpresa, conoscere i dettagli di una vita che avevo sentito spesso solo come frammenti  raccontati in qualche aneddoto da mia madre, o da qualche parente a noi vicino.

Questa parte per me è stata come guardare in un specchio in cui per la prima volta ho intravisto il tuo riflesso, un riflesso nuovo, diverso,  familiare ma anche sconosciuto. Un bel regalo, direi.

Nella seconda parte, quella dei racconti dove si mescola la realtà con la fantasia, ti ho sentito più familiare che mai. Eri tu, mio zio, l'uomo che “conosco” da 36 anni, quello con il sorrisetto ironico stampato da sempre sul volto, quello che fischietta come un mantra qualche ritornello di una canzone sconosciuta ai più, quello che scende in spiaggia in Calabria e si mette a discutere ore sul come e il perchè si lasciano le ciabatte in un determinato modo sul bagnasciuga lasciandoci tutti estasiati ed interdetti. Ecco, questo riflesso di te, a me così familiare l'ho riconosciuto subito specialmente nel racconto: “Ma voi....”, nel tuo dialogo improbabile con Dio, perchè ne sono certa che anche al cospetto di un eventuale Padreterno, Solitario (Enzo Aita) gli si  rivolgerebbe con quell'ironia e con quel sorrisetto impertinente che tanto ti rendono unico e speciale.

Ancora grazie per il bellissimo regalo e ovviamente mi aspetto che questa sia solo l'opera prima di una lunghissima serie, perchè non vedo l'ora già di rileggerti ancora....baci zietto....e ovviamente non fermarti mai!    

Sofia

 

 

 

Ho tenuto il tuo libro vicino al letto e mi sono reso conto di averne 
fatto addirittura un uso “simil Bibbia”,  rileggendo spesso qualche 
“passo” prima di andare a dormire …!

Forse sarà che l’ho trovato rilassante,  magari perché fa sembrare 
qualche mio problema di lavoro una stronzata, oppure è stato solo un 
modo per stare un po’ in tua compagnia.

Ti dirò che durante la prima lettura ho spesso sperato in un finale “a 
sorpresa” e che la storia potesse svoltare in quella di un  grande 
successo.  Be’ certo, un po’ come quando vedi Titanic e speri 
cretinamente che la nave non vada a sbattere contro l’iceberg !

Ma ho riflettuto su questa storia e credo che il tuo libro sia possa 
considerare decisamente la storia di un successo.  Si, direi proprio 
quella di un “precario di successo”.

La mia “recensione” è sicuramente poco professionale e, sentendomi un 
pochino parte di questo successo, dirò che il libro è bellissimo e 
divertente.  Per me narra di grandi imprese, storie di coraggio, 
d’amore, di ricchezze vere e di avventure. E di sogni realizzati.

Questa è la mia personale idea sul libro e sul nostro amico Precario 
che certo, nelle cose che più contano, precario non lo è mai stato.

Giovanni

 

 

 

 

La base di questo libro è l'ottimismo. L'ottimismo di un grande napoletano verace (...più della pizza) di farcela non per il posto: pubblico impiego, enti locali, pubblica amministrazione, ma nel privato. Impresa ardua... E infatti... Solitario riconosce che quest'impresa-sogni sarebbe stata ancora più ardua, se non impossibile, se alle spalle non avesse avuto il sostegno morale e finanziario della moglie con il suo stipendio di insegnante. Due grandi ottimisti infine, e la fortuna, giustamente, li ha presi a braccetto... Non per fare uscire Solitario dal precariato... Ma per aiutarli in una vita serena, d'amore e... Di sopportazione (la moglie).
Krasin

 

Oggi 14 aprile è un giovedi e con un giorno d'anticipo ho deciso di rientrare a Roma, in questa settimana non sono riuscito a salire neanche una sera a causa del lavoro e verso ora di pranzo mi ha preso una irrefrenabile voglia di giocare con mia figlia Bruna e di coccolarmi un pò mio figlio Vincenzo.

Decido di prendere il treno delle 14.50, quindi lascio lo studio alle 14.15 diretto verso la stazione, ma non avevo fatto i conti con una manifestazione che si teneva fuori la galleria della vittoria, in poche parole arrivo alla stazione alle 14.53 giusto in tempo per vedere il mio treno allontanarsi sotto il mio sguardo.. ma non mi perdo d'animo, sono un abbonato prenderò il prossimo, quindi non resta che aspettare le 15.35...

accendo una sigaretta ma dura 4 minuti.. sono le 14.59, mancano ancora 35 minuti che faccio???

vado da feltrinelli? no no poi lo so che vedo la prima cazzata e la compro, non ho voglia di spendere oggi.. tiro fuori il pc e lavoro un pò? non ne ho voglia.. almeno fino a domani voglio staccare.. telefono a qualcuno? finirei col parlare di lavoro..

lampo di genio! in borsa ho il libro scritto da mio Zio Enzo Aita.. quasi quasi mi leggo qualche pagina e faccio passare il tempo..

non lo avessi mai fatto! posso senza dubbio affermare che io quel libro non l'ho letto.. io l'ho vissuto! mi spiego meglio..

per il primo 60% questo libro narra la storia di mio zio dai primi anni di lavoro fino ad oggi.. mi ha talmente preso che persino nel salire in treno l'ho fatto con la borsa nella mano sinistra e il libro aperto nella destra ..leggevo e camminavo senza staccare gli occhi dal libro, anche se in realtà una volta seduto ho dovuto recuperare qualche rigo saltato a causa della camminata (non sono una modella e nel camminare la mano che teneva il libro non era affatto ferma)

Voi direte cosa avrà mai di strano sto libro? cosa e' un giallo? un romanzo? sarà la solita autobiografia di un uomo sulla settantina.. forse si, ma io ho avuto una serie di flash back impressionanti.. (e qui mi rivolgo a Zio Enzo) dalla sede dell'AIMO che per me bambino di circa 10 anni era immensa e affascinantissima piena di televisori credo, o cmq di roba ellettronica, alle magliette della stessa Aimo che papà indossava in casa e che ricordo limpide nella mia mente (quelle con la scritta aimo in bluetto all'altezza del petto), poi siamo passati alla campagna.. non ricordo tantissimo ma mi sono ripassate per la testa alcune scene limpidissime.

Innanzitutto doveva essere a cavallo del 1988 visto che ricordo che ascoltammo per radio un sampdoria-napoli finita 0 a 1 al 90esimo e quello fu l'anno dove perdemmo lo scudetto.. poi ricordo il cane dark, le incubatrici dove si schiudevano le uova di tacchino (cosa che mi affascinava da morire) così come ricordo le capre, le mungitrici automatiche e perfino uno spennapolli che Zio aveva appena acquistato e che aveva un grosso rullo al centro dotati di grosse dita arancioni di gomma.. un acquisto così azzeccato che dopo 30 minuti a capire come funzionava fece decidere a mio padre e mio zio che il pollo andava spennato a mano se volevamo mangiare...

così come ricordo le passeggiate sul trattore verso gli alberi di frutto.. è li che ho conosciuto il significato della parola "caco nzevarat" (frutto di loto acerbo) ed è veramente una cosa terribile assaggiarne uno, così come è lì che ho preso per la prima volta in mano un fico d'india.. con tutte le conseguenze del caso... ma una cosa che non scorderò mai, visto che ancora oggi la porto dietro caro zio, è quando ti accompagnai alla macelleria a portare delle uova da vendere e li mi facesti notare che quel capretto appeso a testa in giù, scuoiato, che mi fissava, era quello con cui avevo giocato qualche giorno prima.. zio a distanza di anni, sempre con il massimo rispetto dovuto, te lo devo dire.. lì sei stato un pò stronzo! sappi che io da quel momento non mangio più capretti e agnelli e ogni santa pasqua devo sopportarmi mamma (che essendo identica a tua moglie sai quanto può rompere) che si lamenta che il capretto lo mangia solo lei (ma continua a cucinarlo in quantità industriali). vogliamo parlare di quando hai raccontato la storia della barca in tempesta con giovanni a prua? ricordo come se fosse ieri te seduto al tavolo da pranzo di casa mia che ci raccontavi tutto per filo e segno l'evento appena accaduto, così come ricordo il tuo articolo su una rivista specializzata di mare, nel quale raccontasti la storia e io pensai.. che figo zio scrive su una rivista! magari ra una semplice lettera dei lettori, ma per me in quel momento eri un giornalista.

i flash back che sono succeduti dopo sono di minore entità perchè ovviamente riferiti a periodi più recenti e nei quali ero abbastanza grandicello per poterli ricordare..

che dire sono le 22.50 e solo da pochi minuti ho terminato il libro (ho dovuto temporaneamente stoppare la lettura causa forza maggiore... Brunella)  e devo dirti la verità, non voglio dare giudizi o dire che il libro mi è piaciuto o meno.. ti dico solo che per qualche ora sono tornato bambino, sono tornato indietro di almeno 25 anni.. e mi è piaciuto assai!

GRAZIE ZIO

Luca Gulotta

 

Una vita da precario, mi è piaciuto moltissimo.
Complice anche il fatto che Solitario è sempre stato per me un forumista speciale. Un personaggio ricco d'inventiva, con uno stile tutto suo, distaccato, stringato ma con una grande capacità di toccare le corde dell'emozione anche parlando di capre.
Dunque... incominciamo: sfido chiunque legga un libro in cui si parla prevalentemente di grandi e piccole aziende, di fatturati che salgono e scendono, liquidità e interessi passivi, provvigioni, materassini e autoradio, ad aver voglia di leggerlo velocemente. Eppure la narrazione è talmente agile che si sfoglia la vita da precario del nostro Solitario pagina dopo pagina, con un gradevolissimo senso di divertimento e fin da subito si fa il tifo per lui.
Così col suo revover e i suoi tacchini, tra le brevi ma dolcissime note familiari e le molteplici esperienze dovute ad una versatilità davvero invidiabile, supportata da una altrettanto invidiabile capacità imprenditoriale, lui ribelle, cristallino, incorruttibile oppure provato, arrabbiato, deluso, passa dall'essere eroe a martire nel giro d'un batter di ciglia, e viceversa, risorgendo come una fenice dalle beffe del destino.
Sempre appeso tra un impegno lavorativo totalizzante e l'insofferenza alle griglie che nel dovere lavorativo lo serrano, fosse anche un'ingombrante opulenza, tanto è allergico alle regole tanto le sa gestire, tanto è insofferente al sistema corrotto tanto riesce a dipanarlo, tanto è consapevole della precarietà della sua vita tanto riesce a farne un punto di forza, spesso rischiando, e adattandosi a nuove situazioni che lo porteranno poi verso altre gratificanti occupazioni.
Eppure il nostro eroe, tutto vuole nel raccontare la sua vita tranne che apparire tale: si descrive com'è e il com'è è sicuramente, spudoratamente vero. E se mostra una faccia della medaglia non manca mai di mostrare anche l'altra, in maniera spesso ironica.
In pratica è un eroe umano, vittima della sua stessa vitalità e capace di ritagliarsi il sole anche tra le più fitte nebbie.
Il sole, per esempio, della sua campagna acquistata sull'onda dell'entusiasmo e riportata alla dignità insieme al rustico, con un lavoro durissimo e annoso, il sole dei lauti gudagni sugli esclusivi prodotti che con impegno solitario... è riuscito a ricavare grazie alla propria ostinazione, ai propri sbagli, a un libro e ai consigli di un contadino di vecchio stampo. Si aggiungono a questo quadro bucolico note delicatissime come una cucina che profuma di caffè, ricordi familiari, le lacrime nascoste e rabbiose per un animaletto che non ce l'ha fatta.
Insomma, mi è piaciuto moltissimo, al punto che l'ho letto due volte
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Barbara A.W.

Nonostante in genere non ami leggere autobiografie - non tanto perché non le trovi interessanti, quando perché riesco assai di rado ad appassionarmi alle vicende personali di qualcuno che non conosco -, questa volta è stato molto diverso, e perciò ringrazio di cuore Enzo Aita, che tramite il progetto mi ha dato la possibilità di leggere una serie di racconti di vita davvero niente male.

Spizzicando tra le recensioni già presenti nel web, mi sono trovata d'accordo in particolare con una che affermava questo: "forse, soffermandosi solo sui primi capitoli del libro, l'impressione che se ne può trarre è che un titolo come "Una vita da sfigato" avrebbe reso meglio l'idea, piuttosto che "Una vita da precario". Ma leggendo con più attenzione e con un occhio meno superficiale, ben presto diventa chiaro che non è così: in alcuni punti sembra davvero che la dea bendata ce l'abbia con il nostro protagonista, tanto che a volte non è facile non pensare "Ma se le va a cercare o cosa?", ma a mano a mano che si impara a conoscerlo meglio, si capisce che, in realtà, quella che può apparire sfortuna è solo la conseguenza di un inesauribile ottimismo".
Mi spiego: per tutta la vita deve fare i conti con un'apparente incapacità di rimanere nello stesso luogo, di conservare un posto di lavoro e di coltivare le stesse passioni; il desiderio che quasi lo perseguita, dunque, è quello del cambiamento, della novità. Naturalmente questo provocherà nella sua vita una serie di alti e bassi che sembra destinata a non finire mai - fino ad arrivare al brillante epilogo, in cui dopo tanto vagare l'autore si gode in santa pace la sua pensione -, a differenza, appunto, del suo ottimismo: anche quando le cose vanno male, non solo non si dispera, ma si mette subito alla ricerca di un nuovo percorso da imboccare, in modo da poter ricominciare subito con una nuova avventura.
L'aspetto senz'altro più bello e divertente, però, è che anche quando la "sfiga" non sembra volergli dare tregua, il protagonista sfodera la sua arma segreta che niente e nessuno potrà mai sconfiggere: l'autoironia. Probabilmente, qualsiasi altra persona nelle sue stesse condizioni avrebbe imprecato contro la sfortuna e si sarebbe disperato, mentre lui, dopo magari un piccolo attimo di sconforto, si concede una risata e poi continua per la sua strada. Di sicuro coloro che sono in grado di riderci sempre su, quando la vita gioca brutti scherzi, non sono molti; quelli che sanno farlo in modo così brillante, probabilmente sono ancora meno. Ed è proprio questo che mi è piaciuto di più di Una vita da precario: questa insaziabile ondata di ottimismo che sembra permeare le pagine è stata così forte da mettermi il buon umore durante tutta la lettura, e da lasciarmi alla fine con il sorriso sulle labbra e con la sensazione che avrei fatto fatica a dimenticarmene.

Forse l'unico punto che non mi ha lasciata soddisfatta è stato il come questa storia di vita è stata raccontata: ho trovato lo stile un po' povero, a tratti scarno, e alcune asperità (come le frequenti ripetizioni) non mi hanno permesso di gustarlo a dovere. Inoltre, specialmente nella parte iniziale, quando il protagonista racconta i suoi primi mestieri, è stato un poco noioso e non molto coinvolgente.
A mio giudizio, però, il vero punto forte del libro non è l'autobiografia - che è stata piacevole e simpatica da leggere, ma che in alcuni punti ho trovato un po' pesante -, bensì i racconti che la seguono e che occupano la seconda parte del volume. È dopo aver letto questi che posso dire che, sempre ovviamente secondo me, l'autore se la cava meglio con le storie brevi anziché con quelle lunghe: si tratta di aneddoti che occupano in media una decina di pagine ciascuno e non sono legati da un unico filo, come invece accade per i capitoli della biografia, ma spaziano da racconti di mare e di viaggi in barca (grandi passioni dell'autore) a episodi di vita napoletana, e altro ancora. La mia netta preferenza per questi ultimi è dovuta al fatto che la loro brevità li renda praticamente a prova di noia: brillanti, intensi, ma soprattutto spassosissimi, specialmente quello che si intitola "Ma voi?".
Sebbene siano (con qualche eccezione, presumo) tutti reali, o comunque abbiano un fondo di verità, li ho trovati talmente ben descritti da sembrare parte di un romanzo - e questo è un complimento, anche se di solito vengono considerati migliori quei romanzi che sono talmente realistici da sembrare veri. Ancora meglio, sanno trasmettere il sapore di una città, una voglia contagiosa di libertà e in modo particolare, come del resto anche la biografia, un ottimismo inesauribile.

Permettetemi, infine, una piccola critica all'aspetto estetico del libro: ho come l'impressione che, se mi ci fossi messa io, che in disegno grafico sono una frana, a voler creare una copertina con Paint, ci avrei messo due minuti a disegnarne una meno scialba...
Per il resto, però, vi consiglio di farci un pensierino, se volete anche voi trascorrere qualche ora piacevole in compagnia di un libro che sprizza ottimismo e ironia da tutti i pori. Purtroppo c'era ancora un ottimo potenziale che, secondo me, non è stato sfruttato a dovere, ma il passo che gli occorre fare per superare questo gradino è molto breve.

Pensieri d'inchiostro,

 

Leggendo il libro, a tratti, ho scoperto lati e sfaccettature del tuo essere che avevo solo intuito, ma che ancora non mi si erano del tutto rivelate. A tratti, mi sono affacciata alla finestra della mia infanzia ora con lo sguardo di un adulto, con la comprensione e lo spirito critico della donna che sono diventata. Una vita da precario, per me, è la forza cui attingere nei momenti più bui, lo sprone ad andare avanti quando la vita, questa sì precaria, ti mette alla prova. Perchè quello che fa la differenza non è come si vivono i momenti belli e sereni, ma come si affrontano le dure prove che ti arrivano, spesso senza neanche la gentilezza di un preavviso. Quello che fa la differenza non è il non cadere mai, ma come ci si rialza, sempre con dignità, e con una nuova idea per reinventarsi. E sempre, mamma mia, con la voglia di assaporare e godersi le cose belle di questa vita.
Perchè non esistono parole per insegnarti a vivere, quello che resta è l'esempio, l'esempio di una vita sempre vissuta, sempre affrontata, anche a muso duro se necessario.
Ed io, a 40 anni, quando sento di cedere, nei momenti più difficili, mi sorreggo a questo esempio, il tuo, papà.
Carla

Ho letto il libro di Solitario.
La prima parte praticamente è un diario delle sue peripezie lavorative. Ad una lettura superficiale verrebbe da dire che più che da precario la sua è stata una 'vita da sfigato'...  Poi invece, se non si perdono dei passaggi buttati a caso tra le righe, si percepisce che più che sfigataggine, la sua è irrequietezza, voglia di cambiare, e che quando le cose cominciano ad andar male lui si abbandona, anzi tifa affinché tutto vada a scatafascio, per avere l'opportunità di ricominciare.
Nella sua avventura contadina mi sarei aspettata un allevamento di lombrichi tanto di moda negli anni della sua esperienza, ma forse gli è mancata la mano grande e il cervello fino dei veri contadini.
Ma tutto è bene quel che finisce bene... è arrivato vivo e vegeto alla pensione.
La seconda parte l'ho trovata molto più fantasiosa e stranamente ci ho percepito molto di più del carattere dell'autore: paraculo, vendicativo, coraggioso,saggio; però, e capisco anche il perché, è mancato l'elemento piccante in tutto il libro: mai un cornetto alla signora Emma in tutti i periodi di lontananza? O è stata la paura di trovarsi le valige fuori la porta?
 
Comunque devo fare una considerazione personale.
A me piace molto leggere i libri di autori sconosciuti, mi riesce meglio immaginare i posti dove si svolgono gli avvenimenti e si muovono i personaggi.
Questa lettura mi ha un po' condizionata, nel senso che avendo conosciuto Solitario, leggere il suo libro è stato come se lo avessi davanti a raccontarmi la sua vita.
Mi succede anche con uno scrittore abbastanza famoso, Giancarlo Rugarli, che per quanto ci metta impegno a leggere i suoi libri, non riesco a estraniarmi dal fatto che sia il mio vicino di casa che scrive quelle cose e non mi godo la trama.
Comunque conservo i suoi libri gelosamente, come farò con quello di Solitario.
Perle

Pubblicata da Letizia Schmit il giorno giovedì 1 marzo 2012 alle ore 19.02 ·

"Una vita da precario" di Solitario, pseudonimo da quando ci siamo conosciuti, circa venti anni fa, sui Fora.Lui aveva questo nick nome, per mantenere l'anonimato, molti lo fanno ancora, io non ho mai ritenuto necessaria questa precauzione...

Comunque, già da allora seguendo le sue discussioni, avevo capito di lui abbastanza. Veniamo al libro.

La mia vita da precario, è una rivisitazione della sua vita soprattutto lavorativa. Solitario possiede uno spirito libero e non gradisce condizionamenti da chicchessia, motivo per il quale, deve sempre cambiare lavoro...e senza pensarci su due volte. Vediamo il suo lungo peregrinare fra un lavoro e un altro, ma in una costante ascesa. Di questo racconto ho apprezzato molto la sua schiettezza nella descrizione dei fatti anche con una punta spiritosa di autocritica, pur rimanendo trasparente la sua forte personalità e costanza. Dai racconti traspare una visione poetica del sentire la vita e spesso anche umoristica. Insomma io lo definirei un romantico dall'apparente scorza rude.

Dopo varie vicissitudini e cambiamenti di lavoro, approda casualmente all'occasione della sua vita: l'acquisto di un podere ad un ottimo prezzo,molto malandato per la verità. La casa rurale metà scoperchiata e metà no, l'erba alta che aveva fatto del podere una Jungla...ma ne viene subito folgorato e decide di acquistarlo. Dall'acquisto in poi è un crescendo di situazioni esilaranti, entusiasmanti e ricche di vera poesia della vita, anche per la descrizione minuziosa di come procedono i lavori ,difficoltà comprese. L'amicizia con Matteo,suo confinante di podere, che si presta ad aiutarlo ma senza mai sconfinare nell'invadenza.

Un giorno solitario stava facendo dei solchi per piantare delle piantine,naturalmente lui non essendo un contadino, si aiutava con dei libri di agricoltura che aveva comprato. Matteo poco distante seduto su una pietra lo osservava in silenzio, non diceva una parola ma continuava ad osservarlo senza staccare lo sguardo da lui.

Finito il lavoro solitario contento, osserva il suo lavoro compiaciuto. Beandosi di ciò' che aveva ottenuto, decide di tornarsene a casa dopo aver salutato Matteo dandogli appuntamento a l'indomani.

Nella notte un forte temporale...lampi tuoni ed ogni ben di Dio dal cielo. La mattina si sveglia e la prima cosa che fa è andare a controllare il suo capolavoro, convinto che l'annaffiata della notte fosse stata provvidenziale e invece non trova più' neppure una piantina, al loro posto nei solchi, piccoli ruscelletti immobili.

Matteo che nel frattempo era arrivato pure lui, poco distante, sempre seduto sulla pietra, osservava .Solitario vedendolo gli dice:"hai visto?"e l'altro:" ma io lo sapevo"e lui:" se lo sapevi perché' non mi hai detto qualcosa?" e Matteo serafico:"con tutti quei libri cosa avrei potuto dirti io piccolo contadino?Sbagliavi a fare il solco... tu lo hai fatto orizzontale invece lo dovevi fare seguendo la pendenza del terreno in verticale, così l'acqua sarebbe scivolata a valle...ma non ti potevo insegnare...eri così sicuro e poi... con tutti quei libri che avevi... io mi limitavo ad osservare..."


Potenza dell'esperienza contadina!

Insomma non voglio togliervi il gusto della lettura perché io l'ho trovato entusiasmante e esilarante.

Così come l'esperienza della navigazione con la barca in mare aperto e in tempesta...

Ogni esperienza, con il suo racconto minuzioso, te la fa vivere e traspare il suo amore per le cose. e la sua passione per queste.

Anch'io ho sempre avuto una forte attrazione per la campagna, in special modo per i casolari antichi, i vecchi poderi di un tempo.

Anche il mare mi attira ma non la spiaggia, il mare aperto dove cielo e mare si toccano...In campagna avrei voluto avere una fattoria, ma ci sarebbe stato un problema... che non avrei saputo uccidere neanche un pollo...

Letizia Schmit



Mai titolo fu più azzeccato!!!
Il primo pensiero che mi è venuto è stato il seguente: passano gli anni, ma tutto rimane uguale.
Sappiamo tutti in che condizioni è il Paese in questi anni, con noi giovani lasciati al nostro destino, con sempre più persone che decidono di farla finita pur di non vedere la propria famiglia morir di fame...e in tutto ciò lo Stato se ne sbatte altamente!!!
La vita di Sol(come lo chiamo io) è stata da precario, non sempre stabile e spesso con parecchi problemi... MA, leggendo il libro( e qui inizia la mia pallosa tirata d'orecchi, ma se non lo facessi non sarei più io ) spesso e volentieri si è messo lui nella condizione di "precario", perchè in tutta la sua vita è stato molto esigente, e diciamolo anche... si è potuto permettere di "variare", ciò che un giovane marito adesso non può assolutamente fare!
E il grande merito lo si deve dare quasi esclusivamente a quella povera donna, che negli anni ha sicuramente sopportato parecchio
Sopportato e supportato le gesta del nostro eroe!!!
E soprattutto non dimentichiamo che quella santissima donna era un insegnante, e che quindi il nostro caro Sol ha potuto correre la cavallina lavorativa più o meno liberamente, perchè comunque c'era quello stipendiuccio sicuro. Questo lo dico perchè non vorrei che un giovine leggesse il libro(che a me è piaciuto e l'ho letto tutto d'un fiato) potesse travisare qualcosina, perchè i tempi son sì cambiati e non sempre si ha una moglia con lo stipendiuccio fisso, che fa passare i capricci al marito testardo!| :woot:
Però c'è da sottolineare che anche lei è stata, a mio modestissimo parere, fortunata. Sì Sol è "nu tip capatost", ma io credo che con lui si sia annoiata molto poco! E poi ragazzi, Sol si sacrifica tutte le sere a quelle partite di burraco, che fa puntualmente vincere (per galanteria e per amore) sua moglie. Non è da tutti i mariti!!!

Leggendo il libro ho notato alcune somiglianze con la mia persona e anche differenze abissali :)
In comune abbiamo il diploma in ragioneria, che lui ha sempre odiato, invece io no. Anche se poi la mia strada scolastica si è allontanata dal mio diploma, io ne sono stata sempre fiera e soprattutto ora mi ritrovo a fare un lavoro grazie a quella scuola.
Inoltre sono rimasta piacevolmente sorpresa nell'apprendere del suo amore per i cani! Si percepisce che li adora. Come me! Anche se lui, a quanto pare, è più bravo. Io non sono mai riuscita col mio Yorkie a farlo ubbidire a rimaner fermo, a insegnargli a non superare una determinata porta, ecc.
Un'altra cosa in comune...sono le lumache!!!! Ahahahahahahah quante risate mi son fatta leggendo delle sue avventure campagnole
Possiamo dire tutto a Sol, non che gli manchi fantasia e voglia di provare.
Mi son ritrovata a leggere avventure con tacchini, capre, e addirittura lumache!!! Ma perchè ho scritto che è una cosa in comune? Beh lui ha tentato di allevarle in passato, ed io in passato ho usato l'Elicina, una crema a base di bava di lumaca
Non chiedetemi il perchè per favore, ma cretemi che non ero impazzita!

Bellissimi i suoi racconti di mare, mi son piaciuti.
Io già lo sapevo bene, ma leggendo quelle pagine, si nota chiaramente quanto lui ami il mare, andare per mare...
Un'altra cosa che abbiamo in comune!

Piacevolissimi sono stati i racconti inseriti alla fine del libro.
Anche se un raccopnto in particolare mi ha lasciato l'amaro in bocca: Giallo senza mistero".
Un altro raccontino non ho "gradito" e cioè: Ma voi...
Da credente non mi è piaciuto la "pijata pu cul" a Lui...

In definitiva mi ha fatto piacere leggere questo libro, che mi è stato gentilmente regalato per Natale scorso, ed io ve lo recensisco a Pasqua
Davvero mi devo scusare con l'autore....ma sono stata immersa di problemi in questo ultimo periodo che non ho potuto far prima.

Un bacio affettuoso a Solitario!

Benedetta R.
 
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